INSIEME PER LA RICERCA – LETTERA APERTA AI RICERCATORI PRECARI E AI PARLAMENTARI

INSIEME PER LA RICERCA – LETTERA APERTA AI RICERCATORI PRECARI E AI PARLAMENTARI

In queste settimane assistiamo al manifestarsi a Bologna di un malcontento crescente da parte dei ricercatori universitari che desta molta preoccupazione in vari segmenti della sfera accademica, sociale, politica e culturale della città e che accompagna uno sconcertante panorama nazionale.

Il problema, noto da tempo, diventa oggi una vera e propria emergenza e scaturisce dall’applicazione dalla Legge n. 240 del 2010 Art. 24 a firma di Mariastella Gelmini, che, nell’istituire la nuova figura del ricercatore universitario ha sostituito una posizione lavorativa potenzialmente a tempo indeterminato, quella del ricercatore, con un altro esclusivamente a tempo determinato. La legge 240/2010 ha comportato poi una crescita enorme di contratti di lavoro parasubordinati (assegni di ricerca)1, rinnovabili al massimo per 6 anni, e impedisce ai pochi ricercatori assunti con contratto a tempo determinato di superare il limite dei 5 anni (3+2).

La catena di rapporti precari istituita dal legislatore produce come effetto che il ricercatore dovrà dedicare parte considerevole del proprio tempo alla ricerca di una difficile soluzione di proroga o di un nuovo tipo di contratto.

Gli Atenei oggi non offrono prospettive future ai ricercatori precari, in quanto non vengono banditi i concorsi per i ruoli di professore associato che, tramite apposite selezioni, potrebbero garantire la possibilità di sviluppo professionale a tutto il sistema della ricerca italiana.

Tale condizione è dettata dalla scarsità di risorse che impedisce di procedere all’assunzione a tempo indeterminato del personale obbligando le Università ad adottare dinamiche che somigliano molto al ciclo dei tirocinanti nelle aziende.

Lo schema dunque non offre al mondo accademico prospettive di crescita né professionale né sociale e causa forti ricadute sul sistema formativo italiano, con un inevitabile deterioramento della qualità dei corsi e del prestigio degli Atenei stessi.

Il problema risulta di particolare gravità sul profilo generazionale, sia per il lavoratori dell’ambito universitario – specie per gli under 40 già pesantemente colpiti dall’altissimo tasso di disoccupazione – sia per gli studenti, che vedono compromessa la qualità della loro formazione.

Quanto descritto risulta essere l’ennesimo atto di trascuratezza dei governi che via via si sono succeduti riguardo al sistema universitario del Paese. Per anni il blocco del turnover, che ha generato un invecchiamento della classe dirigente accademica già notevolmente caratterizzata da dinamiche conservatrici e di scarsa innovazione, congiuntamente alla esiguità di risorse e al blocco degli stipendi dei docenti genera una disincentivazione e una frustrazione del sistema pubblico d’insegnamento.

D’altro canto, i risultati del calo vertiginoso degli iscritti agli Atenei negli ultimi cinque anni racconta bene il quadro di un Paese impoverito e culturalmente in decadenza.

Per tali motivi avvertiamo l’esigenza di porre un forte appello al mondo politico di sinistra, affinché tali questioni vengano assunte come prioritarie e dirimenti nell’iter politico e parlamentare del Paese.
In particolare:

Chiediamo al Parlamento di ascoltare le migliaia di lavoratori della conoscenza, che da anni segnalano tali problematiche e chiedono prospettive e possibilità nell’immaginare un futuro per loro e per il Paese;

Chiediamo un approfondimento delle linee strategiche della ricerca in Italia, nell’analisi di domanda e offerta, e nel garantire i giusti flussi occupazionali volti al pieno utilizzo delle risorse umane e intellettuali degli Atenei, in un ottica di innovazione e sostenibilità;

Chiediamo un cambio di passo al MIUR sull’annosa questione dei ricercatori in scadenza nel destinare le giuste risorse all’Università italiana, diversificando alcune recenti scelte che preferiscono investire cospicue risorse sull’idea di fondazioni universitarie pubblico/privato, sull’idea di docenti nominati dalla classe politica (vedi le proposte sui super professori delle cattedre Natta), piuttosto che sull’idea di conoscenza quale bene comune.

Questo approfondiremo il 27 luglio presso Piazza Verdi angolo Bar Piccolo

1 L’art. 22, comma 9 della stessa legge afferma che “la durata complessiva dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni di cui al presente articolo e dei contratti di cui all’art. 24, intercorsi anche con atenei diversi, statali, non statali o telematici, nonché con gli enti di cui al comma 1 del presente articolo, non può in ogni caso superare i dodici anni”

Maurizio Tarantino – Officina di Bologna

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