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Senza unità perdiamo noi, senza discontinuità perde tutto il Paese

Non c’è unità senza discontinuità. Questo abbiamo detto e ripetuto da mesi. Perché “senza unità perdiamo noi, senza discontinuità perde tutto il Paese”, come ha detto Giuliano Pisapia introducendo domenica la nostra assemblea nazionale, dove abbiamo ribadito che Campo Progressista sarà presente alle prossime elezioni politiche del 2018.

La discontinuità per noi non è né retorica né l’idea di chiedere abiure. Significa prendere atto che c’è un Paese in cui l’offerta politica attuale del campo del centrosinistra è insufficiente, divisa tra il racconto agiografico di un Partito Democratico che rischia di consegnare il Paese alla destra e un pezzo di sinistra che rischia di condannarsi all’irrilevanza. Le politiche di questi anni hanno aumentato le diseguaglianze e generato rassegnazione in milioni di elettori che si rifugiano nell’astensionismo o peggio ancora finiscono per essere preda di destre e populismi.

Domenica abbiamo concordemente ribadito che prendere atto di questo è il punto di partenza. Perché significa ammettere che nessuno può considerarsi autosufficiente, che c’è l’esigenza di tirare una riga e iniziare una nuova storia comune, diversa da quella di questi anni. Una nuova storia in cui il civismo, l’ambientalismo, la sinistra e il cattolicesimo democratico non siano orpelli, ma parti fondamentali di un percorso comune.

Nella direzione di lunedì del Partito Democratico, finalmente, sembra si sia posto fine almeno al mito dell’autosufficienza. L’apertura a verificare le condizioni per una coalizione di centrosinistra larga e inclusiva è un passo in avanti. Ma c’è ancora molto da fare.

Al momento, non c’è un’analisi seria e sincera sulla condizione del Paese, nonché nessun fatto politico sui contenuti che vada incontro alla discontinuità che abbiamo sempre chiesto. Così come resta vago il perimetro di un’eventuale coalizione e inadeguate le rassicurazioni sul fatto che non ci saranno larghe intese dopo il voto.

Alla nostra assemblea abbiamo fatto un ultimo appello e chiesto a Pd, Mdp e forze del centrosinistra di uscire dall’autoreferenzialità e di aprire alla possibilità di iniziare un nuovo corso che possa davvero farci capaci di battere le destre. Per questo, non ci sottrarremo al confronto con il Partito Democratico per verificare fino in fondo la possibilità di dar vita a un nuovo centrosinistra. Senza pregiudizi e senza sconti.

Coerentemente con il lavoro di questi mesi, chiederemo che vi siano fatti politici che possano dare il segno di un concreto cambiamento di rotta, dalla legge di bilancio alla messa al voto dello Ius Soli, e presenteremo i punti programmatici evidenziati nella nostra assemblea di domenica per verificare la possibilità di una reale convergenza politica e programmatica.

In queste settimane abbiamo costruito una rete territoriale composta da soggettività politiche, civiche e associative, abbiamo strutturato oltre 500 officine che hanno elaborato un programma comune che sottoporremo alle altre forze politiche, compreso il PD, e che presenteremo alle prossime elezioni politiche, dentro o fuori da una coalizione con il Partito Democratico.

 

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